

Terapia ormonale sostitutiva: un rischio per l'udito?

1Una recente ricerca sulla perdita uditiva riapre il dibattito in merito alla terapia ormonale sostitutiva
La terapia ormonale sostitutiva è un trattamento farmacologico largamente utilizzato in Italia per la cura dei disturbi della menopausa, perché va a compensare la mancanza di ormoni e, quindi, anche a ridurre sintomi come le vampate di calore, l’insonnia o i disturbi vaginali tipici di questa fase della vita. Gli estrogeni che vengono a mancare in menopausa, a causa dell’esaurimento della funzione delle ovaie, possono essere reintegrati attraverso la TOS (conosciuta anche con l’acronimo HRT), ma in ogni caso si mantengono ben al di sotto rispetto a quelli precedenti (circa 1/5).
Molte donne, con il sopraggiungere della menopausa, si trovano a dover decidere di optare o meno per questo tipo di trattamento, e questa scelta è resa piuttosto difficile dal fatto che recentemente il dibattito intorno a questa terapia si è molto animato in relazione a rischi e benefici che essa comporta.
La menopausa, d’altronde, è un momento molto delicato della vita, in cui una donna si trova ad affrontare significativi e repentini cambiamenti nel suo organismo, sia dal punto di vista fisico che psicologico e sociale, e deve far fronte a diversi disturbi. Questi ultimi possono essere affrontati o meno con serenità, a seconda di come si vive psicologicamente questa esperienza; dunque, la scelta di ricorrere o meno a questo tipo di farmaci non può non tener conto di questo aspetto, perché potrebbe rivelarsi opportuno considerare l’ipotesi di iniziare la terapia se i sintomi avvertiti sono particolarmente invasivi, se comportano un peggioramento notevole della qualità della vita e se pregiudicano in modo evidente il benessere della persona.
Tuttavia, è inevitabile considerare al momento della decisione anche tutti gli studi che negli ultimi anni sono stati condotti rispetto ai vantaggi e svantaggi della terapia ormonale sostitutiva; ma anche qui i dati sono ambivalenti, perché negli ambienti scientifici e nella pratica medica le opinioni sono discordanti: se da un lato alcune ricerche sostengono un aumento del rischio di cancro alla mammella, dall’altro diversi studi dimostrano una sicura riduzione del rischio di fratture e di cancro al colon.
Senza alcun intento di voler dare una risposta all’interrogativo “Scegliere o no la terapia ormonale sostitutiva?”, dal momento che riteniamo questa una scelta di sicura opportunità soggettiva, ci limitiamo a informare sui risultati di una nuova indagine, che approfondisce l’argomento in relazione all’eventuale rischio che essa può costituire per l’udito.
Già diversi anni fa erano state condotte indagini sull’effetto che estrogeni e altri ormoni potevano avere sulla capacità uditiva, ma le ricerche avevano restituito risultati discordanti: alcune evidenziando un’incidenza maggiore di perdita uditiva tra le donne sottoposte alla terapia ormonale sostitutiva e altre sostenendo, invece, il contrario.
Un recente studio compiuto dalla North American Menopause Society e pubblicato sulla rivista Menopause, il primo ad essere compiuto su un ampio campione della popolazione (quasi 81mila donne), ha evidenziato che effettivamente la terapia ormonale con estrogeni e progesterone non compensa la mancanza di ormoni protettivi per l’udito, bensì aumenta il rischio di perdita di quest’ultimo.
I ricercatori hanno riscontrato nelle donne in post menopausa che avevano assunto ormoni per un periodo prolungato un maggior rischio di perdita uditiva. Inoltre, lo studio ha evidenziato anche una relazione tra l’età in cui si arriva alla menopausa e i problemi di udito: più tardi sopraggiunge lo scompenso ormonale, infatti, più alto è il rischio di perdita uditiva.
Il dottor JoAnn Pinkerton, direttore della ricerca, ha sostenuto l’importanza dell’informazione in merito a rischi e benefici della terapia ormonale sostitutiva, sui quali ogni donna dovrebbe essere opportunamente informata per poter compiere una scelta equilibrata e consapevole.